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Sentenza Ilva: abitare il desiderio degli oppressi

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«videro le feste dei diversi,
non videro ciò che i diversi vedevano.
Li videro vedere, non videro l’oggetto della visione,
o almeno non lo videro con gli occhi dei veggenti
ma solo con gli occhi dei voyeurs»
Furio Jesi, Il tempo della festa

La sentenza della Corte d’Assise di Taranto in merito al processo ‘’Ambiente Svenduto’’ ha fatto rapidamente il giro d’Italia. Ad essere condannati spiccano soprattutto i nomi di Nicola e Fabio Riva, Girolamo Archinà, Lorenzo Liberti, Giovanni Florido e Nichi Vendola. Immediatamente dopo la pronuncia, fuori dall’aula di Tribunale e sui social sono andate in scena reazioni profondamente polarizzate. Da una parte chi esulta per la decisione della Corte, dall’altra chi sostiene, in buona sostanza, che «non c’è nulla da festeggiare!». 

A noi pare che qualcosa sia di indubbia importanza: in questa fase specifica, può essere molto importante interrogarci se e in che termini questa decisione parla anche a chi invoca giustizia e non si accontenta delle decisioni dei Tribunali. 

Calcio e potere ai piedi delle ciminiere

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Premessa. Tra le tante visioni che popoleranno il nostro immaginario nel dopo pandemia, una sicuramente appartiene al calcio e allo sport in generale: gli spalti vuoti mentre lo spettacolo continua. I seggiolini vuoti degli stadi e dei palazzetti sembrano provenire dal più tetro dei romanzi distopici dove, in un mondo dove imperversa la morte, il circ(uit)o del calcio procede spedito nel più classico the show must go on.

Taranto: sogni e risvegli di una città infelice

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Perché facciamo così fatica a parlare di Taranto. 

In questo mese ci siamo interrogati spesso su cosa scrivere e se necessario farlo rispetto ad alcune questioni. Tuttavia alla domanda «Ma a Taranto cosa succede?» ci siamo resi conto che, per qualche istante, eravamo interdetti, come se qualcosa di fondo rimanesse inespresso, rendendoci incapaci di formulare una risposta decisa e concreta. In realtà a Taranto ne succedono di ogni, ma a saltare completamente negli ultimi anni sono stati alcuni punti fermi – probabilmente solo i nostri e di qualcun altrə con cui abbiamo condiviso delle idee, delle suggestioni – che consentivano di avere una lettura più chiara e critica del presente.  

Rompere il tempo dell’attesa. 2021: un anno decisivo!

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Un po’ di ordine nel caos di una città perfetta.

Assalti Frontali, Nel tempo dell’attesa

«Attesa» è la parola che, più di altre, è in grado di definire l’atmosfera che avvolge Taranto nel tempo presente. Due gli eventi all’orizzonte, percepiti come decisivi per il prossimo futuro della città: l’andamento del percorso finalizzato alla salvaguardia della produzione di acciaio e le elezioni comunali del 2022.

Manifesto per il partito del Kane Max

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Un cane si aggira per il borgo di Taranto: il Kane Max. Tutte le potenze della vecchia Taranto si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe per salvare il nostro randagio: il papa e lo zar, Metternich e Melucci, radicali francesi e poliziotti tedeschi, il vicesindaco e gli assessori.

Chiudiamo tutto? Chiudiamo l’Ilva!

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Nel dibattito pubblico sono in tante e tanti a interrogarsi sulle affinità e le divergenze tra le misure per il contenimento del Covid e la gestione della salute tarantina a fronte del pluridecennale inquinamento. Nella prospettiva maggiormente inflazionata della nostra bolla, mentre su scala nazionale le ragioni della salute sarebbero tutelate anche a danno del PIL, a Taranto la salvaguardia del prodotto interno lordo ha costantemente guidato l’azione del governo, anche a svantaggio della qualità della vita delle cittadine e dei cittadini. 

Il Giro d’Italia e il racconto di Taranto: tra stereotipi e rimozioni

Il 9 ottobre il Giro d’Italia è transitato per Taranto, nell’ambito della settima tappa partita da Matera e arrivata a Brindisi. Le immagini sono state trasmesse in diretta su Rai 2. Durante il breve passaggio, durato circa quindici minuti, i telecronisti hanno parlato della città, della sua storia e commentato le immagini trasmesse. Quale immaginario sulla città è stato veicolato? Abbiamo riascoltato la registrazione, disponibile su Raiplay: ecco alcuni appunti…

Salvini a Taranto: forme del dissenso, repressione e ultras

L’accoglienza di Taranto a Salvini è stata bipartisan. In questa foto, bloccati nei pressi di uno degli accessi di piazza della Vittoria da un cordone di polizia e carabinieri, la moltitudine antagonista. Oltre duecento persone dalla composizione eterogenea, che contava tra le sue fila tanti dei soggetti che popolano lo stadio: quest’ultimo, anche con l’assenza forzata degli ultimi mesi, si configura come luogo attrattore di un campo di forze relazionali che interagisce anche al di là dei gradoni (sarà per questo che lo strumento del Daspo è stato usato a Taranto negli scorsi mesi per colpire il dissenso politico?).

Taranto: ”La terra di ferro” di Pasquale Pinto

Quando si parla di Taranto, bisognerebbe sempre fare un salto indietro nel passato, ricucire lentamente, passo dopo passo, i fili che l’hanno condotta al suo complesso e tragico presente. Ovviamente, la storia di questa città negli ultimi sessant’anni è strettamente intrecciata con quella della grande fabbrica e della sua produzione d’acciaio, per questo parlare di ogni cosa che riguarda la vita e la sua rappresentazione, come la letteratura ad esempio, non è possibile senza considerare la presenza all’orizzonte dallo stabilimento Italsider prima, Ilva poi e Arcelor Mittal oggi. Cercherò in queste righe di riconnettere i fili di un poeta, Pasquale Pinto, operaio dell’Italsider scomparso nel 2004 e di cui difficilmente si riescono a recuperare opere e memoria; con quelli della più grande fabbrica siderurgica d’Europa.

Taranto 4 maggio, la città oltre il confine

Taranto, città dai molti centri e dalle periferie disseminate, racchiude nella sua maglia urbana il racconto di un luogo complesso, stratificato, multiforme. I resti gloriosi delle testimonianze del passato convivono con una storia contemporanea di vita pulsante e cemento, povertà e ricchezza, chiassosi suoni e pacifici silenzi al di là del mare.

Una linea di confine invisibile segna la fine della città, interrompe gli ampi orizzonti del golfo e pone argine ai desideri di dignità e riscatto di un popolo. Pochi metri intercorrono tra il quartiere Tamburi, nella periferia ovest, e la più grande fabbrica siderurgica di Europa. Qui colline di sostanze inquinanti e strade arrossate dagli ossidi di ferro conducono lo sguardo a un presente negato con violenza e a un futuro svuotato di semantica.

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