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Sentenza Ilva: abitare il desiderio degli oppressi

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«videro le feste dei diversi,
non videro ciò che i diversi vedevano.
Li videro vedere, non videro l’oggetto della visione,
o almeno non lo videro con gli occhi dei veggenti
ma solo con gli occhi dei voyeurs»
Furio Jesi, Il tempo della festa

La sentenza della Corte d’Assise di Taranto in merito al processo ‘’Ambiente Svenduto’’ ha fatto rapidamente il giro d’Italia. Ad essere condannati spiccano soprattutto i nomi di Nicola e Fabio Riva, Girolamo Archinà, Lorenzo Liberti, Giovanni Florido e Nichi Vendola. Immediatamente dopo la pronuncia, fuori dall’aula di Tribunale e sui social sono andate in scena reazioni profondamente polarizzate. Da una parte chi esulta per la decisione della Corte, dall’altra chi sostiene, in buona sostanza, che «non c’è nulla da festeggiare!». 

A noi pare che qualcosa sia di indubbia importanza: in questa fase specifica, può essere molto importante interrogarci se e in che termini questa decisione parla anche a chi invoca giustizia e non si accontenta delle decisioni dei Tribunali. 

Rompere il tempo dell’attesa. 2021: un anno decisivo!

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Un po’ di ordine nel caos di una città perfetta.

Assalti Frontali, Nel tempo dell’attesa

«Attesa» è la parola che, più di altre, è in grado di definire l’atmosfera che avvolge Taranto nel tempo presente. Due gli eventi all’orizzonte, percepiti come decisivi per il prossimo futuro della città: l’andamento del percorso finalizzato alla salvaguardia della produzione di acciaio e le elezioni comunali del 2022.

Il Giro d’Italia e il racconto di Taranto: tra stereotipi e rimozioni

Il 9 ottobre il Giro d’Italia è transitato per Taranto, nell’ambito della settima tappa partita da Matera e arrivata a Brindisi. Le immagini sono state trasmesse in diretta su Rai 2. Durante il breve passaggio, durato circa quindici minuti, i telecronisti hanno parlato della città, della sua storia e commentato le immagini trasmesse. Quale immaginario sulla città è stato veicolato? Abbiamo riascoltato la registrazione, disponibile su Raiplay: ecco alcuni appunti…

Taranto: ”La terra di ferro” di Pasquale Pinto

Quando si parla di Taranto, bisognerebbe sempre fare un salto indietro nel passato, ricucire lentamente, passo dopo passo, i fili che l’hanno condotta al suo complesso e tragico presente. Ovviamente, la storia di questa città negli ultimi sessant’anni è strettamente intrecciata con quella della grande fabbrica e della sua produzione d’acciaio, per questo parlare di ogni cosa che riguarda la vita e la sua rappresentazione, come la letteratura ad esempio, non è possibile senza considerare la presenza all’orizzonte dallo stabilimento Italsider prima, Ilva poi e Arcelor Mittal oggi. Cercherò in queste righe di riconnettere i fili di un poeta, Pasquale Pinto, operaio dell’Italsider scomparso nel 2004 e di cui difficilmente si riescono a recuperare opere e memoria; con quelli della più grande fabbrica siderurgica d’Europa.

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