Autore: puntapenna Pagina 1 di 2

Se Taranto ripudia la guerra

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Chiamano violento il fiume impetuoso. Ma le sponde che lo comprimono, nessuno le chiama violente. 

Bertold brecht

Nel 1918 lo scrittore Alberto Savinio, in visita a Taranto, definiva la città come una «enorme boa armata» e il Ponte Girevole il suo simbolo più celebre. Qualche giorno fa a seguito del passaggio della nave militare Carabiniere nel canale navigabile di Taranto, un gruppo di persone ha urlato contro «assassini» e esposto striscioni con scritto: «Contro tutte le guerre, contro lo stato d’emergenza, fuori la NATO da Taranto!» ma anche: «Taranto non è città di guerra! Lavoro! No spese militari». Quest’azione di protesta che ha visto protagonista una parte dell’attivismo politico tarantino è un evento che vorremmo provare a considerare nella sua capacità di significare ed evidenziare alcuni caratteri sociali e culturali del tessuto urbano. 

Il sindaco spuntato. Taranto a passi rapidi verso l’equivoco elettorale

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Enormi cartelloni elettorali posizionati con largo anticipo nei punti strategici della città da candidati particolarmente ricchi. Furgoncini, auto e scooter carichi di manifesti e colla in perpetuo moto notturno. Santini sulle auto, nelle cassette della posta, nella spazzatura, abbandonati per terra. 

Taranto e i suoi abitanti viaggiano spediti incontro alle prossime elezioni amministrative. Nel corso del 2022, probabilmente entro giugno, si rinnoverà il consiglio comunale e sarà eletto il/la prossimo/a sindaco/a. Nonostante la data non sia stata ancora individuata, da alcuni mesi – per lo meno da quando la città è commissariata – si respirano i prodromi dell’atmosfera elettorale.

Sentenza Ilva: abitare il desiderio degli oppressi

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«videro le feste dei diversi,
non videro ciò che i diversi vedevano.
Li videro vedere, non videro l’oggetto della visione,
o almeno non lo videro con gli occhi dei veggenti
ma solo con gli occhi dei voyeurs»
Furio Jesi, Il tempo della festa

La sentenza della Corte d’Assise di Taranto in merito al processo ‘’Ambiente Svenduto’’ ha fatto rapidamente il giro d’Italia. Ad essere condannati spiccano soprattutto i nomi di Nicola e Fabio Riva, Girolamo Archinà, Lorenzo Liberti, Giovanni Florido e Nichi Vendola. Immediatamente dopo la pronuncia, fuori dall’aula di Tribunale e sui social sono andate in scena reazioni profondamente polarizzate. Da una parte chi esulta per la decisione della Corte, dall’altra chi sostiene, in buona sostanza, che «non c’è nulla da festeggiare!». 

A noi pare che qualcosa sia di indubbia importanza: in questa fase specifica, può essere molto importante interrogarci se e in che termini questa decisione parla anche a chi invoca giustizia e non si accontenta delle decisioni dei Tribunali. 

Calcio e potere ai piedi delle ciminiere

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Premessa. Tra le tante visioni che popoleranno il nostro immaginario nel dopo pandemia, una sicuramente appartiene al calcio e allo sport in generale: gli spalti vuoti mentre lo spettacolo continua. I seggiolini vuoti degli stadi e dei palazzetti sembrano provenire dal più tetro dei romanzi distopici dove, in un mondo dove imperversa la morte, il circ(uit)o del calcio procede spedito nel più classico the show must go on.

witness journal

Chi ha paura degli operai?

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La notizia del licenziamento di Riccardo Cristello, operaio dell’ex Ilva di Taranto, ha avuto un’eco ben al di là del capoluogo ionico. Esponenti politici nazionali, rappresentanti del mondo sindacale, giornalistə: in moltə hanno commentato, chiesto chiarimenti, espresso preoccupazione per il drastico provvedimento disciplinare. 

Taranto: sogni e risvegli di una città infelice

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Perché facciamo così fatica a parlare di Taranto. 

In questo mese ci siamo interrogati spesso su cosa scrivere e se necessario farlo rispetto ad alcune questioni. Tuttavia alla domanda «Ma a Taranto cosa succede?» ci siamo resi conto che, per qualche istante, eravamo interdetti, come se qualcosa di fondo rimanesse inespresso, rendendoci incapaci di formulare una risposta decisa e concreta. In realtà a Taranto ne succedono di ogni, ma a saltare completamente negli ultimi anni sono stati alcuni punti fermi – probabilmente solo i nostri e di qualcun altrə con cui abbiamo condiviso delle idee, delle suggestioni – che consentivano di avere una lettura più chiara e critica del presente.  

Rompere il tempo dell’attesa. 2021: un anno decisivo!

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Un po’ di ordine nel caos di una città perfetta.

Assalti Frontali, Nel tempo dell’attesa

«Attesa» è la parola che, più di altre, è in grado di definire l’atmosfera che avvolge Taranto nel tempo presente. Due gli eventi all’orizzonte, percepiti come decisivi per il prossimo futuro della città: l’andamento del percorso finalizzato alla salvaguardia della produzione di acciaio e le elezioni comunali del 2022.

Fuochi nella notte: sparano al cielo dei potenti

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Partiamo da un presupposto necessario: la notte di capodanno è un momento topico. Non c’è niente di speciale, è come i compleanni: la domanda retorica che i più simpatici sfornano in queste occasioni è “come ti senti con un anno in più?” ci riporta a quella che è la reale dimensione delle feste: il tempo è una convenzione che in alcuni casi viene sospesa.

Manifesto per il partito del Kane Max

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Un cane si aggira per il borgo di Taranto: il Kane Max. Tutte le potenze della vecchia Taranto si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe per salvare il nostro randagio: il papa e lo zar, Metternich e Melucci, radicali francesi e poliziotti tedeschi, il vicesindaco e gli assessori.

Chiudiamo tutto? Chiudiamo l’Ilva!

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Nel dibattito pubblico sono in tante e tanti a interrogarsi sulle affinità e le divergenze tra le misure per il contenimento del Covid e la gestione della salute tarantina a fronte del pluridecennale inquinamento. Nella prospettiva maggiormente inflazionata della nostra bolla, mentre su scala nazionale le ragioni della salute sarebbero tutelate anche a danno del PIL, a Taranto la salvaguardia del prodotto interno lordo ha costantemente guidato l’azione del governo, anche a svantaggio della qualità della vita delle cittadine e dei cittadini. 

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