Abbiamo fatto una chiacchierata con Luca Contrario e Mirko Maiorino, attivisti di lungo corso, che quest’anno sono candidati al consiglio comunale di Taranto a sostegno di due differenti aspiranti sindaco, Rinaldo Melucci e Massimo Battista. Con Mirko e Luca abbiamo discusso delle motivazioni della loro scelta e del percorso che immaginano di costruire in caso di elezione.

1. Siete stati per molti anni tra i protagonisti dei movimenti locali. Ora avete scelto di candidarvi [Luca a sostegno di Rinaldo Melucci nella lista “Taranto crea” e Mirko in supporto di Massimo Battista nella lista “Una città per cambiare Taranto”]. Quali sono le principali motivazioni che vi hanno portato a questa scelta? In che modo intravedi continuità all’interno del tuo percorso?

LUCA: L’esigenza prioritaria è quella di incidere all’interno dello strumento della rappresentanza e accettare la sfida di portare le nostre istanze all’interno del governo della città. In assenza di candidature alternative e senza poter costruire percorsi diversi a pochi mesi delle elezioni, abbiamo ritenuto utile farlo all’interno della coalizione di centrosinistra, insieme a forze con cui abbiamo combattuto altre battaglie, come i Verdi. Il fronte progressista è la nostra casa naturale. Questi passaggi non sono stati privi di discussione, ma alla fine il movimento politico “Una strada diversa”, di cui faccio parte, ha scelto di stare nel centrosinistra, all’interno della lista civica Taranto Crea, con i nostri codici e i nostri valori. 

MIRKO: Mi è sembrata una scelta logica, di coerenza. Con Massimo Battista ho iniziato il percorso all’interno della fabbrica nel 2005, quando lui era nell’esecutivo della FIOM e si batteva, tanto da subire numerosi licenziamenti e provvedimenti disciplinari. In più fu confinato in un rimessaggio sul lungomare. Quando chiese al capo reparto quale fosse la sua mansione gli venne detto di “contare le barche”. Questo confinamento è stato riconosciuto come mobbing anche da una decisione giudiziale.
A completamento di un percorso iniziato molti anni fa mi è sembrato coerente supportarlo come capolista nella lista “Una città per cambiare Taranto”. L’ho accompagnato in quattro anni e mezzo in cui è stato consigliere comunale di opposizione e penso sia logico sostenerlo ora.

2. Molte persone a Taranto si sentono distanti dalla politica istituzionale. Immagini di poter contribuire a colmare questo gap? In che maniera?

LUCA: Tra gli obiettivi principali che abbiamo come gruppo, e che ho come attivista, c’è quello di colmare la distanza tra il mondo degli esclusi dai luoghi delle decisioni e le istituzioni. Mi piace l’idea di provare a essere ponte tra questi due mondi, che non sono spesso in grado di comunicare. Lo faremo con strumenti capaci di favorire la partecipazione e la trasparenza. Questa per noi è la grande sfida, al di là dei grandi temi. La nostra candidatura è legata a un nuovo metodo per il governo della città, capace di aprire fronti di dibattito e partecipazione. Questa campagna elettorale è infatti povera di contenuti proprio perché mancano i luoghi della discussione e della proposta. È necessario riaprire luoghi del confronto e della partecipazione; lo possiamo fare anche come amministrazione, aprendo forum, consulte permanenti, percorsi partecipativi anche attraverso il confronto con altre esperienze territoriali. 

MIRKO: Taranto, ma soprattutto i tarantini, hanno vissuto decine di anni di prese in giro, sia dalla politica locale sia dalla politica nazionale. Basti pensare al tradimento del movimento 5 Stelle, che dopo aver basato un’intera campagna elettorale sulla chiusura di tutte le fonti inquinanti ha ceduto a Mittal la fabbrica ed è diventato alleato di governo del PD, che nel corso degli ultimi dieci anni ha approvato 13 decreti ai danni della città.
Colmare il gap tra istituzioni e popolazione non è facile. Io vengo da un quartiere di periferia, posso raccontare le sensazioni di una campagna elettorale fatta alla vecchia maniera: strada per strada, mercato per mercato. Noto fiducia per chi è attento ai temi delle periferie. Io sono nato, vivo e morirò ai Tamburi. La gente sa che mi sono sempre impegnato per la tutela del quartiere. Mi si riconosce il fatto che eletto o no rimarrò nel quartiere e continuerò a fare quello che facevo. Il modo migliore per colmare il gap è quello di dare il voto a persone per cui si ha fiducia. Il voto al parente, all’amico, al vecchio volpone di turno che si ripresenta con comitati elettorali, buffet, cene, non fa che allontanare le persone dalla politica. Dando fiducia a chi viene dai quartieri, e ci sono diversi candidati che vengono dalle periferie, si può colmare questo gap, ma ci vogliono anni.

3. Dal tuo punto di vista qual è lo stato di salute dei movimenti tarantini? Pensi che l’aver scelto un percorso di rappresentanza possa incidere sul loro stato di salute?

LUCA: Non penso che la scelta della candidatura possa incidere sui movimenti tarantini. In generale i movimenti tarantini sono in una fase di stallo. Una frattura importante si è data nel 2017, quando una parte del movimento delle mobilitazioni NO ILVA ha scelto di candidarsi alle amministrative con il movimento 5 Stelle, passando dal movimento dal basso e dal “io non delego, io partecipo”, a chiedere addirittura il permesso alla società di Casaleggio. Una scelta che ha rotto il fronte ambientalista in maniera pesantissima.
In ogni caso, anche al di là di questa vicenda, nei movimenti mancano i luoghi della riflessione. Spesso sono solo manifestazioni di rabbia, senza strategia o elaborazione di proposte. La scelta di utilizzare la rappresentanza, d’altronde, è sintomo della difficoltà di incidere da fuori.

MIRKO: Credo sia il momento più basso come stato di salute dei movimenti tarantini. In più interviste ho parlato di una condizione evidente: la morte dell’ambientalismo politico tarantino. Ognuno fa le sue scelte, ma bisogna essere consapevoli che la scelta da parte di alcune componenti ambientaliste di candidarsi, da una parte con il PD e i 5 Stelle e dall’altra con la Lega e Fratelli d’Italia, ha dato un colpo decisivo alla credibilità del mondo ambientalista. L’elezione può dare forza, ma è fondamentale capire con chi si vanno a stringere accordi. Quando attivisti di lungo corso si affiancano a chi ha contribuito a condannare la città a veleni e morte si fa perdere la fiducia a chi ha creduto nei movimenti. Fino a qualche anno fa si portavano in piazza decine di migliaia di persone, ora è impossibile per via della perdita di fiducia. Si è perso di credibilità facendo determinate scelte.

4. A prescindere da chi vincerà le elezioni, dal nostro punto di vista è indispensabile interrogarsi sulle modalità con le quali rilanciare i movimenti cittadini. Alla luce della tua esperienza da dove si potrebbe partire?

LUCA: Noi speriamo di poter rappresentare la riaccensione di una fiammella. Vorremmo riaprire un fronte di discussione con strumenti di partecipazione reale come amministratori. È uno degli obiettivi che abbiamo e che caratterizza la nostra candidatura. Al di fuori del discorso elettorale e relativamente al variegato mondo NO ILVA, bisogna aprire una discussione franca tra le diverse soggettività per individuare nuove forme di lotta. Ma serve un riconoscimento reciproco. La battaglia è ridimensionata, comunque, non solo per le divisioni, ma anche per lo scoraggiamento collettivo.

MIRKO: Questa è una bella domanda, la risposta non è per niente facile. Dopo le elezioni ci sarà la necessità di ricostruire quasi da zero il mondo dell’associazionismo tarantino. Parlo a titolo personale: ho difficoltà a condividere una piazza con chi oggi sostiene Melucci o Musillo. Ho grandissima sfiducia in chi sostiene due coalizioni che immaginano un futuro legato alla grande industria. Al di là di quello che è riportato nel programma, che conta poco, le dichiarazioni di ieri [2 giugno, ndr] del candidato sindaco Melucci, che parla di decarbonizzazione e forni elettrici, sono in continuità con la produzione. L’ambientalismo è nato come “No Ilva”, per la chiusura dello stabilimento. Quel mondo è nato con questo obiettivo, per il reimpiego delle maestranze per bonifica e riqualificazione. Si riparte da qui, ma con chi è rimasto coerente, con chi è rimasto con queste parole d’ordine. Non si può far finta che la campagna elettorale non sia mai esistita.

5. Tra due mesi saranno passati dieci anni dal 2 agosto 2012. Che sensazioni ti da questo anniversario?

LUCA: La ritengo un’esperienza non conclusa, che ha generato in questa città energie positive. Non ho sensazioni di rammarico, non la boccio. Sono orgoglioso per quello che abbiamo prodotto. Siamo tutte e tutti consapevoli del fatto che, seppur vero che ci troviamo in una fase di stanca del movimento No Ilva, le ripercussioni del movimento hanno generato energie positive, con percorsi che proseguono con altre dinamiche. Taranto, nonostante tutto, rimane un laboratorio interessante. Il conflitto continua a essere presente, a manifestarsi. La vedo come una storia non conclusa, in fase di aggiornamento. Inoltre, ha dato consapevolezza sulle possibilità di modificare radicalmente il proprio immaginario, il proprio futuro. Se parliamo oggi con un ragazzino, non pensa che Taranto sia la città dell’Ilva grazie all’immaginario costruito a partire dalla mobilitazioni.

MIRKO: Qui andiamo sulla sfera emozionale e per me è quella prioritaria. Sembra ieri, ma sono passati dieci anni. Sono cambiate tante cose, tante sono rimaste le stesse. È una pagina bellissima, che ha segnato una tappa fondamentale del percorso, anche a livello personale. Gran parte degli operai che si sono schierati quel giorno, in seguito all’accordo con Mittal si sono ritrovati senza un lavoro. Questo spesso sfugge a una parte del mondo ambientalista. Per chi ha messo in gioco tutto – stabilità economica, familiare, psicologica, ecc – il cambiamento di obiettivi è l’errore più grande. Per anni noi abbiamo ripetuto “2 agosto tutti i giorni!”. Una città che è in grado di spezzare le catene non solo della grande fabbrica, ma anche della malapolitica che la costringe a restare in un angolino. Una città che non ha università, aeroporto, ha una stazione senza treni, terminal bus fatiscente, tutto questo in una città che è stata definita fondamentale per il paese. 
Che sia davvero 2 agosto tutti i giorni. Noi dobbiamo pretendere quello che ci spetta: siamo la seconda città della Puglia, la terza del sud peninsulare. Un tempo si andava con il cappello in mano a fare richieste. Quel tempo è finito. Noi dobbiamo pretendere quello che ci spetta.

6. Cosa diresti a chi è stato accanto a te nelle mobilitazioni degli ultimi anni e che non ha condiviso la tua scelta di candidarti?

LUCA: La stragrande maggioranza di coloro che sono stati accanto a me nelle mobilitazioni ci stanno sostenendo. Tra le persone che non ci stanno sostenendo, invece, tantissimi sono candidati, il che mi fa supporre che il loro giudizio non sia super partes. A quei pochi che non ci sostengono e che non sono nella corrida elettorale dico che capisco le perplessità e che sono consapevole delle contraddizioni. Le conosciamo e temiamo anche noi le conseguenze, ma allo stesso tempo pensiamo di poter rappresentare uno strumento col quale portare le nostre idee al governo della città. Noi pensiamo che anche per chi è molto critico il nostro ingresso al governo della città possa essere utile, anche mantenendo una visione differente, altrimenti lì ci stanno sempre i soliti. Ripeto, siamo consapevoli delle criticità, ma chiediamo di essere capiti. È una scelta generosa e difficile; pensiamo che la nostra presenza lì dentro possa essere utile anche a riaprire dinamiche di movimento, in una dialettica che non sempre deve essere allineata. 

MIRKO: Ognuno è libero di fare le scelte che ritiene più opportune. Non gli direi assolutamente nulla: l’importante è che ci sia la consapevolezza che chi ha fatto certe scelte non potrà essere al mio fianco in nessun tipo di lotta. Può sembrare esagerato, ma il termine “duro e puro” per me non è un’offesa: continuo a essere orgoglioso di essere definito così. Come si dice a Taranto, “dove vi siete fatti l’inverno fatevi l’estate”. 

7. Credi che la città in questi ultimi cinque anni sia stata attraversata da importanti trasformazioni? Quali?

LUCA: Si sono avviate profonde trasformazioni, che si cominciano a vedere, anche se non nitidamente. Sarebbe sufficiente leggere il famoso “fatto cento”, che conosco bene, anche per le numerose parti non ancora completate. Sono stati messi in moto progetti che stravolgono l’immagine della città. Ad esempio dal punto di vista della mobilità Taranto sarà completamente trasformata, con gli strumenti di scambio in modo che le auto non arrivino in centro. Saranno aperte aree legate alla zona dell’arsenale. Ci saranno le BRT; nuovi traghetti, una nuova stazione, nuove piste ciclabili. La parte della ringhiera della città vecchia sarà tutta pedonale. La mobilità è sintomo delle trasformazioni enormi che attraversano la città. In ogni caso la macchina amministrativa è lenta: ci sono state molte foto con i nastri, ma le procedure sono complesse. È una città in profonda trasformazione – può anche non piacere – ma le modifiche in corso sono davvero molte. Questo processo va però governato, per questo vogliamo esserci in cabina di regia. Accanto ai tecnici, è arrivato il momento che ci sia la politica e i soggetti che aprono fronti di discussione sui modelli di sviluppo che questa città dovrà inseguire. Questi processi se non governati possono portare a disastri.

MIRKO: Credo che negli ultimi 5 anni la città abbia beneficiato del percorso nato il 2 agosto 2012. Il concertone del 1° maggio ha sdoganato l’idea che anche a Taranto si potessero fare grandi eventi. Tutto è nato lì. Questo evento ha portato a Taranto i migliori artisti da tutta Italia, con centinaia di migliaia di persone ad assistere. Questa è stata un’esplosione di cultura che ha innescato una serie di percorsi che oggi viaggiano speditamente. Voglio sottolineare questo aspetto: una certa parte politica dimentica che il Medimex è arrivato sull’onda del 1° maggio. Hanno detto nella conferenza di presentazione che hanno capito che si potesse fare a Taranto dopo aver visto il 1° maggio libero e pensate. Io questa cosa vorrei rivendicarla. Questa città può vivere di cultura; il fatto che ci hanno fatto credere che non sia così è colpa della politica locale e nazionale. Ci hanno detto che a Taranto non si può: abbiamo dimostrato che non è così.

8. Sei un appassionato tifoso del Taranto Calcio. Qual è la tua opinione circa le ultime notizie riguardanti lo stadio?

LUCA: Il progetto è molto interessante. Prevede la realizzazione di uno stadio nuovo all’interno dello spazio occupato dall’attuale impianto, quindi senza ulteriore consumo di suolo. Portare lo stadio in una nuova zona sarebbe stato un disastro. Il fatto che sia il classico progetto con capitale pubblico e privato non ci crea particolare disagio. Non è nel calcio che pensiamo si debba fare la guerra sui beni comuni. Anche gli stadi pubblici, del resto, sono gestiti da privati e spesso i costi dei biglietti sono molto elevati. Il progetto è interessante, prevede uno stadio moderno ed efficiente. Può portare il Taranto a giocare ad altri livelli. È un progetto molto serio, una società molto seria. Allo stesso tempo, nel contratto di affidamento sarà necessario valorizzare clausole sociali, ad esempio con la ricostruzione del campo B in un altro luogo della salinella o prezzi dei biglietti bassi per determinate classi sociali. L’affidamento non supererà i 30 anni, con una prospettiva interessante sia dal punto di vista sportivo che impiantistico.

MIRKO: Non c’è nessuna nuova notizia sullo stadio. C’è solo una boutade elettorale confezionata male e usata peggio. Chi ha fatto quella conferenza stampa è stato smentito da Emiliano, che ha detto di volare bassi e che non è successo niente. Preferisco parlare del Taranto, non di notizie che nella realtà non esistono e che sono solo fantascienza.

9. C’è un tema o un’istanza che più degli altri rende necessaria la tua candidatura? Come intendi svilupparla?

LUCA: Sì, quella dei beni comuni, della trasparenza e della partecipazione. L’elemento caratterizzante della nostra candidatura è proprio questo: mettere in moto strumenti amministrativi per favorire la partecipazione. D’altronde personalmente ho già seguito e progettato percorsi partecipativi. Ad esempio, come Cooperativa equociqui, di cui sono Presidente, presenteremo in settimana un interessante progetto di antimafia sociale, nel tentativo di sottrarre alla mafia i luoghi, aprendoli alla partecipazione. Facciamo questa presentazione a Piazza Marconi, già luogo protagonista di interessanti trasformazioni e di percorsi di partecipazione. Con la professoressa Casula, del Dipartimento di Scienze giuridiche di Taranto, stiamo portando avanti la sperimentazione di un nuovo regolamento dei beni comuni da rendere strumento amministrativo e metodo di governo e gestione da mettere a sistema. Pensiamo che ci debba essere un assessorato che si occupi di questi temi: patrimonio, spazi, beni comuni, partecipazione e trasparenza, in modo che l’amministrazione sia strumento e motore di partecipazione e messa in moto di una comunità. Come diciamo spesso, vogliamo liberare le periferie, senza portare la “civiltà” dall’alto, senza paternalismo.

MIRKO: Indubbiamente da ragazzo di periferia il tema che più mi sta a cuore, oltre a quello dell’Ilva, riguarda le condizioni dei quartieri periferici. Taranto è una città di periferie, senza equità tra il corpo principale, tra viale Magna Grecia e il Ponte, e i quartieri intorno. In consiglio ci vuole gente che conosce i quartieri, che vive i quartieri, che ha soluzioni, che ora non sono attuate per mancanza di interesse. C’è un fiorire di comitati elettorali ai Tamburi, di persone mai viste né percepite. Bisogna portare al centro della politica locale e della macchina amministrativa le periferie: è il motivo centrale della mia candidatura. 

10. Come immagini Taranto tra cinque anni se il sindaco dovesse essere Rinaldo Melucci/Massimo Battista?

LUCA: Immagino la città più efficiente, sostenibile, inclusiva, moderna, europea. Immagino una città mediterranea, più aperta culturalmente, più connessa con il mondo, più multiculturale. Immagino che sia valorizzata l’università, la promozione di grandi e piccoli eventi culturali. Taranto è allo stato attuale una gigantesca periferia. Anche il centro è a suo modo periferico. Immaginiamo Taranto senza periferie, una città dei “15 minuti”. Un luogo in cui ovunque ci si trovi ci si possa sentire parte integrante della comunità.

MIRKO: Tra cinque anni immagino Taranto come una città normale o sulla strada della normalità. “Taranto città normale” è il nome che abbiamo dato al nostro programma. Cosa intendiamo? Pensiamo sia necessario portare i servizi nelle periferie, eliminare la necessità di chiedere favori per ottenere la potatura di un albero o il ripristino di un marciapiede. Immagino una città con una buona raccolta differenziata; ora è ultima in Puglia e la Tari aumenta perché non hanno comunicato i dati. 
Non più cenerentola, immagino una Taranto che si autodetermina, con forza politica per portare su tavoli le richieste reali dei tarantini. Una classe dirigente nuova, che non sia schiava di nessuno se non dei tarantini. Una Taranto che sceglie da sola cosa vuole fare da grande. Non bastano cinque anni, ci sono problemi accumulati in sessant’anni, ma inizieremo a costruire una Taranto solidale, diversa, che non lascia indietro nessuno. Non più schiava dei tavoli baresi o romani. Non è provincialismo: sono tarantino, voglio fare bene per Taranto.