Un po’ di ordine nel caos di una città perfetta.

Assalti Frontali, Nel tempo dell’attesa

«Attesa» è la parola che, più di altre, è in grado di definire l’atmosfera che avvolge Taranto nel tempo presente. Due gli eventi all’orizzonte, percepiti come decisivi per il prossimo futuro della città: l’andamento del percorso finalizzato alla salvaguardia della produzione di acciaio e le elezioni comunali del 2022.


La dimensione del presente sembra essere sostanzialmente sospesa. Il 2022 è l’anno nel quale, nella percezione di molte e molti, si giocheranno le battaglie decisive per il futuro della città.


Il futuro dell’ex Ilva: un affare per pochi?

Dopo il via libera della Commissione europea all’ingresso di Invitalia accanto ad ArcelorMittal, il percorso che condurrebbe alla stabilizzazione della presenza della fabbrica siderurgica inizia ad assumere una forma concreta. Uno snodo decisivo dell’iter è previsto per il 2022. A maggio di quell’anno è programmato il secondo aumento di capitale da 680 milioni da parte di Invitalia. Si tratterebbe dello step decisivo: a quel punto la partecipazione di Invitalia in AM InvestCo raggiungerebbe il 60%.

La road map prevista dall’accordo è scandita da tappe progressive, ognuna con una scadenza definita. La lettura degli step che dovrebbero condurre alla definitiva normalizzazione della presenza in città dell’industria inquinante restituisce l’idea di un percorso lineare, già compiutamente tracciato, nell’ambito del quale gli abitanti della città e gli/le attivistə dovrebbero semplicemente attendere che gli eventi si verifichino, commentandoli dall’esterno. 

Nonostante alcune organizzazioni e alcunə attivistə non smettano di presidiare il tema, allo stato attuale è maggioritaria la sensazione secondo la quale l’esito dell’affaire ex Ilva sia già definito. Gli attori pubblici e privati che cooperano per la puntuale realizzazione dell’accordo sono largamente percepiti come abili manovratori, capaci di articolare puntualmente ogni mossa e di travolgere ogni ostacolo. Si tratta molto probabilmente di un errore prospettico. La distanza fisica dalle sedi decisionali e la dimensione nazionale e internazionale degli attori coinvolti restituisce diffusamente l’idea che la palla sia unicamente nel campo dell’avversario politico e che, in buona sostanza, l’attesa del naturale darsi degli eventi sia l’unica opzione contemplabile.

Per contro, ogni potere, se osservato da vicino, appare sempre più imperfetto, più precario e meno irrimediabile di come si autorappresenti. La storia è costellata da momenti, luoghi e contesti nei quali l’irruzione di soggetti collettivi – donne e uomini in movimento – ha piegato il naturale scorrere degli eventi. Anche Taranto ha espresso, nel suo recente passato, mobilitazioni importanti, mettendo più volte a rischio l’esistenza stessa del siderurgico.

In questa specifica fase può essere molto utile, in una battuta, mettere a fuoco la dimensione temporale delle mobilitazioni. È necessario un’irruzione collettiva nel tempo presente: bisogna assolutamente giocare di anticipo rispetto al 2022. L’anno in corso è decisivo. Dismettendo i panni degli spettatori rancorosi, con la forma mentis di chi non si limita a commentare lo scorrere degli eventi ma si mobilita affinché effettivamente la storia possa piegarsi sotto l’impulso della partecipazione diffusa e delle mobilitazioni, si può coltivare la realistica ambizione di incidere sull’agenda della politica e mettere in discussione l’applicazione dell’accordo. 

Tuttə proiettatə verso le elezioni: una trappola collettiva?

Nonostante manchi un anno e mezzo alle prossime elezioni comunali, la città è avvolta da una densa atmosfera elettorale. Non solo i partiti politici ma anche molte organizzazioni e associazioni sembrano proiettate, direttamente o indirettamente, verso le comunali del 2022. Se le elezioni segnano, con tutta evidenza, un momento tutt’altro che marginale nella definizione degli assetti di potere cittadini, c’è un rischio concreto: che il tempo presente sia immediatamente schiacciato sulla dimensione elettorale. 

Una lunghissima campagna elettorale è quello che serve, nel tempo presente? Probabilmente no. Corriamo un rischio concreto: di volgere lo sguardo al 2022, vivendo la contesa elettorale come la resa dei conti finale. Viceversa, nel tempo presente si giocano partite decisive. Oltre al processo di normalizzazione della presenza dell’ex Ilva, è in corso la definizione e l’implementazione di importanti progettualità, capaci potenzialmente di ridisegnare – o trasfigurare – il volto della città.

Più in generale, molto spesso il dibattito pubblico, durante le campagne elettorali, non brilla per qualità dei contenuti e ampiezza delle visioni. Anche da un punto di vista strategico, arrivare a freddo alle prossime elezioni – senza che ci siano mobilitazioni diffuse e partecipate – è un enorme rischio anche per chi è proiettato verso la dimensione elettorale da posizioni critiche. Senza la costruzione di un movimento che sappia incidere, nel tempo presente, sull’andamento dell’accordo ArcelorMittal-Invitalia e senza mobilitazioni sugli altri temi decisivi per il futuro della città – dimensione del welfare, condizione generazionale, prospettive delle cd. periferie, ecc – è molto probabile che le elezioni siano dominate dagli assetti di potere consolidati.

Comunque la si pensi sul momento elettorale – che si abbia l’ambizione di incidere, che si pensi che il campo della rappresentanza politica e istituzionale non sia il terreno nel quale è possibile produrre sostanziali discontinuità – un’iniziativa di momento, potente e diffusa, nel tempo presente è indispensabile. Bisogna alzare la temperatura collettiva: il futuro della città si definisce nella capacità di praticare conflitti diffusi nel presente. È indubbiamente vero che la pandemia e le misure intraprese per il suo contenimento rendono sicuramente più complessa l’arte del mobilitarsi. È altrettanto vero che in molti contesti globali e nazionali è stato possibile, nonostante la pandemia, vincere l’immobilismo attraverso attivazioni online e offline. In ogni caso, la diffusione del vaccino contribuirà a definire uno scenario in cui le mobilitazioni – anche quelle dal vivo – torneranno a essere non solo possibili ma anche necessarie.

Il 2021 non è un anno ponte: sono in corso partite decisive per il futuro della città ed è indispensabile battere un colpo. Arrivando senza inerzia nel 2022, è enorme il rischio di ritrovarsi impantanati.