Un cane si aggira per il borgo di Taranto: il Kane Max. Tutte le potenze della vecchia Taranto si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe per salvare il nostro randagio: il papa e lo zar, Metternich e Melucci, radicali francesi e poliziotti tedeschi, il vicesindaco e gli assessori.

È ormai tempo che i seguaci del Kane Max espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla prigionia del Kane Max un manifesto del partito stesso.

È una fondazione a caldo. La mobilitazione per la liberazione del Kane Max è stata la più radicale e diffusa che abbia attraversato Taranto da molto tempo a questa parte. È tempo di prendere parola, manifestarci, organizzarci.

1. La liberazione del Kane Max è la tua liberazione. Sfruttati, espropriati, migranti rinchiusi nei CPR e negli hotspot, animali di vario tipo incatenati nei cinque continenti: è tempo di gioire. Il Kane Max è nuovamente libero e noi con lui.

2. Il partito del Kane Max è trasversale. Alto e basso, destra e sinistra, sfruttatori e sfruttati, belli e brutti, uomini e donne: se la vecchia politica ci ha divisi, il Kane Max ci ha uniti.

3. Il partito del Kane Max è l’articolazione locale di una tendenza globale. Ovunque, nel mondo, il web si indigna per un gattino. Lì ci siamo noi, in ogni protesta social, in ogni condivisione della foto di un cagnetto in difficoltà: c’è il nostro desiderio di liberazione. Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa [ai danni dagli animali domestici affettuosi, ndr] in qualunque parte del mondo!

4. Il partito del Kane Max richiede una certa classe. Il borgo si mobilita per il Kane Max. Dove sono i quartieri popolari? Il proletariato urbano? Il partito del Kane Max rifiuta l’egoismo di chi, con la scusa della povertà, pensa solo al proprio ombelico – lavoro, casa, bollette – e non è capace di connettersi all’enorme affetto che ha circondato il Kane Max.

5. Il partito del Kane Max difende il Natale. Se il presidente Conte insidia la festa più amata, le vicende del Kane Max anticipano lo spirito natalizio e rivendicano il diritto ai buoni sentimenti, al lieto fine. Tutto è andato bene!

6. Il partito del Kane Max pratica l’obiettivo estemporaneo, incanala notevole energie collettive in cambiamenti niente affatto strutturali e, dopo la vittoria, regala l’impareggiabile sensazione di aver fatto il proprio per un mondo più giusto: un piacevole post coitum collettivo.

7. Il partito del Kane Max rifiuta i cattivi sentimenti. Non è tempo di porre domande, sottoporre a critica, ironizzare, puntualizzare o contestualizzare. Evochiamo emozioni, amore, comunità, felicità, vittoria: abbracciamoci. Istituzioni e cittadini, associazioni e rappresentanti cittadini sono finalmente uniti. Gioiamo, senza vergogna: il Kane Max è tornato tra noi.

8. Specchiamoci nel Kane Max. Assaporiamo la sua libertà. Scodinzoliamo con lui. Il Kane Max incanala il nostro desiderio più intimo. La vita errante, l’incontro fugace, lo stile informale. Ogni condivisione della foto del Kane Max – da ogni cesso fatiscente di ogni casa fatiscente in ogni pausa da un lavoro di merda o dalla disoccupazione lercia – è un momento di libertà.

9. Il Kane Max è ogni Kane. Vuol dire che ci mobiliteremo per la liberazione di ogni Kane? Sarebbe ingenuo, vecchio, noioso. La libertà del Kane Max è immediatamente la libertà [simbolica] di ogni cane maltrattato, rinchiuso, abbandonato. Che in ogni gabbia mille code scodinzolino al vento per il Kane Max!

10. Da Marx a Max: il novecento è definitivamente finito. Conflitto sociale, economia politica, classe contro classe: un musetto peloso vi ha seppellito. 

Diciamo Kane Max e intendiamo la nostra collocazione altrove. Oggi – fuori di qui – nella vita entusiasmante del precariato giovanile mobile, delle partite iva in lotta, delle donne e dei gay che sperimentano forme di vita non sessista e non competitiva, dichiariamo la nascita del MAXISMO, una pratica politica non separata, ma trasversale, capace di ricomporre gli ordini dell’esistenza. Assolutamente aderente alla politica e alla cultura del compromesso, fatta per riprodurre e giustificare il dominio del capitale sul tempo di vita. I Maxisti sono dentro il proletariato giovanile, tra i boomer, gli assessori, i sindaci, fra i borghesi sensibili del centro, ma anche fra i rivoluzionari.