L’accoglienza di Taranto a Salvini è stata bipartisan. In questa foto, bloccati nei pressi di uno degli accessi di piazza della Vittoria da un cordone di polizia e carabinieri, la moltitudine antagonista. Oltre duecento persone dalla composizione eterogenea, che contava tra le sue fila tanti dei soggetti che popolano lo stadio: quest’ultimo, anche con l’assenza forzata degli ultimi mesi, si configura come luogo attrattore di un campo di forze relazionali che interagisce anche al di là dei gradoni (sarà per questo che lo strumento del Daspo è stato usato a Taranto negli scorsi mesi per colpire il dissenso politico?).

Il legame tra ultras e movimenti sociali non è una novità neanche a Taranto. Si tratta di una relazione legata a doppio filo. Evitando paragoni ingenui con ciò che è successo a piazza della Vittoria, è rimasto nell’immaginario antagonista quel che accadde nelle proteste della primavera turca del 2013 a piazza Taksim, quando il movimento Occupy Gezi si opponeva alla distruzione del Gezi Parkı, un parco urbano nel cuore di Istanbul per far posto a un centro commerciale. La protesta coinvolse anche il dissenso nei confronti del governo Erdogan che non perse l’occasione per mettere in moto una imponente macchina repressiva. Le forze dell’ordine attaccarono i manifestanti oltrepassando spesso il limite della legalità.

I manifestanti subirono inizialmente forti perdite (alla fine si contarono 9 morti e oltre 8mila feriti) ma in seguito l’intervento degli ultras delle tre squadre della capitale (Galatasaray, Besiktas e Fenerbahce, che misero da parte le loro radicate rivalità), abituati maggiormente agli scontri con le fdo, ribaltò la situazione, costringendo addirittura Erdogan a fuggire per tre giorni al di fuori dei confini turchi.

Evitando appunto parallelismi, ci basta segnalare come, senza l’apporto di una parte dei “tifosi estremi” del Taranto, il dissenso nei confronti di Salvini non avrebbe avuto sicuramente gli stessi numeri né probabilmente la stessa forma conflittuale.